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Office Staging: ambienti di lavoro per il benessere quotidiano

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Ci sono ambienti in cui ci troviamo bene e altri che non ci piacciono granché, non sappiamo neppure noi il motivo. Il design emozionale si prefigge il compito di rendere gli ambienti emotivamente graditi, che siano residenziali, di lavoro o di svago.

Ciascuno di noi trascorre dal 30 al 50% della propria giornata sul posto di lavoro e ci piacerebbe farlo in ambienti che ci fanno stare bene.

Per fare questo, psicologo e architetto collaborando si mettono a disposizione del cliente: tramite un’intervista strutturata emergono gli spunti essenziali per progettare in armonia con i gusti e le esigenze del cliente stesso e dei lavoratori.

 

Questo prodotto costituisce un’assoluta novità nel panorama della progettazione.

Si chiama Office staging (da Home staging, l’allestimento per la vendita immobiliare) perché consiste in piccoli interventi, pochi tocchi sapienti di ricollocazione e riorganizzazione, piccole integrazioni e ritocchi per ottimizzare al meglio quello che già c’è e ottenere il massimo risultato con il minimo investimento.

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Già la Legge 81/2008 (Sicurezza sul lavoro) si interessa al benessere prevedendo attenzioni come l’uso di colori chiari, la possibilità di guardare fuori, la luce naturale, ecc. Noi siamo andati oltre… La psicologia architettonica studia da anni le influenze dell’ambiente sul benessere e sulle prestazioni. Il luogo di lavoro è il fulcro dell’appartenenza a un gruppo e dell’immagine professionale di noi stessi. Il controllo della persona sul suo spazio è importante così come la possibilità di personalizzarlo. Tutti amiamo un luogo in cui tornare, familiare, quello che gli americani chiamano homing from work: adattare l’ufficio personalizzandolo come una casa, con scrivanie guarnite di foto, oggettini, piante verdi è indice di una necessità che va al di là delle semplici esigenze funzionali.

La territorialità è un bisogno istintivo, è il motivo per cui non hanno preso piede forme di delocalizzazione del lavoro come l’hotelling (posti assegnati su prenotazione), il più famoso e dibattuto telelavoro o l’hot desk (pratica di mettere a disposizione una serie di postazioni che ciascuno occupa secondo necessità; si narra di un imprenditore che ne avesse predisposta una in meno del numero dei dipendenti come esortazione ad arrivare presto in ufficio).

 

Alcune curiosità: è stato appurato (approccio bottom-up della psicologia cognitiva) che materiali duri e freddi condizionano negativamente le riunioni. Anche la disposizione delle sedie intorno al tavolo di discussione influenza l’esito di un incontro: due fronti opposti facilitano lo scontro, un capotavola (posto di norma riservato alla persona più importante) si sente in una posizione di superiorità rispetto agli altri. Altri esperimenti hanno dimostrato che gli oggetti presenti nella stanza, anche se non utilizzati, sono in grado di polarizzare la mente verso emozioni di un certo tipo: colloqui avvenuti in presenza di una valigetta ventiquattrore professionale sono risultati più rigidi di quelli avvenuti con uno zaino da trekking.

 

Piccoli ma ripetuti disagi quotidiani legati all’ambiente possono produrre un genere di malcontento che può facilmente sfociare in dispetti come non salutare all’arrivo in ufficio, non contraccambiare il saluto e innescare così un circolo vizioso di meccanismi mentali negativi che portano a stress e tensione.

 

Le consulenti di AAC Consulting Maria Mazzali (psicanalista, consulente e coach) e Silvia Zanichelli (architetto e interior designer) attraverso questo nuovo approccio progettuale realizzano ambienti in cui si può godere del piacere di stare per molte ore in un ambiente gradevole, organizzato, accogliente che facilita lo svolgimento delle proprie mansioni e dei propri compiti nella concentrazione e nell’umore più disteso!

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